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Governance d'Impresa

  • 12 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

In data 9 febbraio 2026 si è tenuta presso l'Università Bocconi la conferenza moderata dal professor Gaboardi che ha visto interagire l'avvocato Cova, l'Avvocato Lo Verde e l'Avvocato Incitti.


Analizzando i profili di responsabilità penale, in particola la possibilità di configurare una responsabilità omissiva in capo agli amministratori delegati, possiamo incorrere nella casistica dove un amministratore delegato può essere indagato per omesso impedimento dell’evento pregiudizievole. Come riferimento normativo sulla questione abbiamo l’Articolo 110 del Codice penale che regola il concorso di persone mediante omissione, ci dice infatti che quando più persone concorrono nel medesimo reato ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita. La parola concorrere è rilevante da un punto di vista semantico: significa infatti contribuire alla realizzazione del reato attraverso una condotta causale. Continuando l’analisi del codice è opportuno osservare l’Articolo 40 co. 2 c.p. che ci dice che non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo, fra ii suoi elementi costitutivi troviamo l’obbligo giuridico di impedire l’evento (la c.d. posizione di garanzia). Dalla combinazione di artt. 110 c.p. e 40 co. 2 c.p. risulta il concorso di persone mediante omissione. Quindi se l’AD commette un reato nell’esercizio delle sue funzioni possono essere chiamati a rispondere dello stesso reato anche gli amministratori privi di deleghe per mancato adempimento? Bisogna a questo punto capire se sorga in capo a questi amministratori la posizione di garanzia che secondo orientamento giurisprudenziale deve avere base legale. La giurisprudenza individua, dunque, la responsabilità degli amministratori nell’Art. 2392 c.c.: se questi, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento sono solidalmente responsabili.  

Quest’orientamento giurisprudenziale porta con sé alcuni aspetti critici: infatti per garantire il rispetto del principio di personalità della responsabilità penale è necessario che il garante sia titolare di poteri di vigilanza e poteri impeditivi. A tal proposito la riforma del diritto societario del 2003 ha identificato un dovere di agire informati degli amministratori. Per chiarire se vi sia una responsabilità è necessario analizzare il nesso di causalità attraverso un giudizio controfattuale di addizione mentale. L’analisi continua attraverso la disamina del dolo come elemento soggettivo nella sua accezione eventuale: Vengono identificati dei segnali di allarme che erano considerati dalla giurisprudenza prova del dolo in quanto indicatori della presenza di gravi anomalie di gestione conosciute o conoscibili. Recentemente sono stati affinati i criteri in quanto i segnali d’allarme e ora devono essere perspicui e peculiari, effettivamente conosciuti e deve essere presente il dolo eventuale.  


Avvocato Cova  


La Crisi aziendale nella sua accezione derivante del codice della crisi pone una domanda: Gli amministratori in questa situazione che doveri hanno? Per esempio, hanno il dovere di evitare i conflitti di interessi, cosa che in Italia, dove spesso c’è una coincidenza tra il membro del consiglio di amministrazione e l’azionista, non di rado è un caso di conflitto. I doveri degli amministratori sono strettamente legati agli assetti organizzativi: essi sono caratterizzati da una forte attenzione alla prevenzione, L’Art 2086 c.c. ci dice che gli amministratori devono curare gli assetti organizzativi dell’impresa. L’amministratore deve garantire la solidità aziendale tramite organigramma, regole interne, flussi informativi e personale adeguato. L’adeguatezza degli assetti viene valutata dal consiglio di amministrazione e dal collegio sindacale, indipendentemente dalla presenza di deleghe. Se ciò non avviene, possono essere avviate azioni di recupero contro gli amministratori. Di recente la giurisprudenza identifica come grave irregolarità l’assenza di determinati assetti. La business judgment rule rappresenta una tutela per l’amministratore della società, consentendogli la possibilità di commettere errori purché abbia agito in modo corretto. L’organo di controllo ha la facoltà di segnalare al Consiglio di Amministrazione eventuali situazioni che potrebbero indicare una non adeguata capacità di affrontare una crisi.  

Infine, è utile ricordare che quando una società opera in una zona di potenziale insolvenza l’interesse sociale non è più nei confronti degli azionisti ma nei creditori. 

Avvocato Lo verde 


Il potere di amministrazione spetta al Consiglio di Amministrazione (CDA) e deve essere esercitato tramite delibera. In base all’articolo 2486-bis, il potere di rappresentanza compete a tutti gli amministratori. L’abuso del potere di rappresentanza implica che, qualora l’amministratore compia un atto eccedente i propri poteri, tale atto non vincola la società; diversamente, in alcune limitate ipotesi, può risultare vincolante. Secondo la sentenza del Tribunale di Roma del 2018, la vendita dell’intera azienda da parte dell’amministratore è nulla senza preventiva delibera dei soci. 

Si pone la questione se gli atti ultra vires siano vincolanti per la società. La cessione del patrimonio societario equivale alla trasformazione della società da azienda operativa a finanziaria. Nelle società di capitali non si applica il principio del falsus procurator, ma si determina la nullità dell’atto. In caso di alienazione, l’acquirente dovrà restituire l’azienda e la società ricevere il prezzo, secondo quanto disposto dall’articolo 2765-bis, che deroga alla disciplina del Libro IV. Se invece si realizza una permuta, e non una vendita, occorre valutare le conseguenze giuridiche. 

Bisogna distinguere tra gestione e rappresentanza: la gestione riguarda le decisioni interne della società, mentre la rappresentanza si riferisce alla capacità di legare la società a terzi. Nel diritto societario, la vendita dell’azienda è considerata un atto di straordinaria amministrazione, gestito dagli amministratori e talvolta soggetto a specifiche deliberazioni dell’assemblea. Tuttavia, se vengono violate le regole interne di gestione, questo non annulla automaticamente la validità dell’atto nei confronti dei terzi. Secondo la giurisprudenza consolidata, le limitazioni ai poteri degli amministratori stabilite dallo statuto o da delibere sociali non sono opponibili ai terzi in buona fede. Se l’amministratore ha il potere di rappresentanza, la vendita dell’azienda è valida ed efficace verso i terzi. La nullità o inefficacia esterna si verifica solo in caso di totale assenza di potere rappresentativo o di malafede del terzo. Le eventuali irregolarità rilevano solo all’interno della società e comportano responsabilità degli amministratori nei confronti della società stessa. 

 
 
 

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