top of page

L’ascesa di Bayer dopo l’accordo miliardario sul Roundup

  • 6 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 12 mar

La Corte Suprema riaccende i riflettori su Bayer


Bayer torna sotto i riflettori dei mercati dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di esaminare il suo ricorso nel caso Roundup, una mossa che potrebbe ridimensionare migliaia di cause legate al presunto rischio cancerogeno del glifosato. La notizia ha riacceso l’ottimismo degli investitori, spingendo il titolo ai massimi degli ultimi anni e alimentando una domanda chiave: il lungo mercato ribassista iniziato dopo l’acquisizione di Monsanto nel 2018 è finalmente giunto al capolinea? Con una decisione attesa entro l’estate, il verdetto della Corte potrebbe rappresentare il punto di svolta definitivo per il gruppo tedesco, sia sul piano legale sia su quello finanziario.


Negli ultimi anni Bayer si è trovata al centro di una delle più complesse e costose controversie legali della sua storia: il contenzioso legato a Roundup™, l’erbicida a base di glifosato acquisito nel 2018 con l’operazione da 63 miliardi di dollari che ha portato Monsanto sotto il controllo del gruppo tedesco. Oggi, tra interventi della Corte Suprema degli Stati Uniti e nuovi accordi miliardari, la vicenda sembra avviarsi verso una fase decisiva, con importanti ripercussioni finanziarie e borsistiche.


Le azioni Bayer hanno registrato forti rialzi in più occasioni recenti, sostenute sia da sviluppi giudiziari sia da annunci di accordi transattivi. In particolare, il titolo è balzato di oltre il 12% nelle contrattazioni europee dopo che l’amministrazione del presidente Donald Trump ha sollecitato la Corte Suprema degli Stati Uniti a esaminare la richiesta della società di limitare migliaia di cause legali. In una memoria depositata presso la Corte, il Solicitor General D. John Sauer ha sostenuto la posizione di Bayer secondo cui la legge federale sui pesticidi prevale sulle normative statali in materia di etichettatura.


Secondo questa linea difensiva, una volta che l’Environmental Protection Agency (EPA) approva un’etichetta — e l’EPA ha ripetutamente stabilito che il glifosato “non è probabilmente cancerogeno per l’uomo” — un produttore non dovrebbe essere soggetto a obblighi differenti nei vari Stati. La questione è centrale perché circa l’80% delle cause ruota proprio intorno al presunto obbligo di inserire avvertenze sul rischio di cancro nelle etichette di Roundup. Una decisione favorevole della Corte Suprema potrebbe dunque ridurre drasticamente l’esposizione legale dell’azienda.


Il caso Durnell e le oltre 67.000 cause pendenti


Il caso simbolo è quello di John Durnell, cui è stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin dopo un’esposizione prolungata all’erbicida. Una corte del Missouri ha confermato un risarcimento da 1,25 milioni di dollari, e Bayer ha chiesto ai giudici federali di riesaminare la decisione. Attualmente la società deve affrontare oltre 67.000 casi simili a livello nazionale. I querelanti sostengono di aver sviluppato il cancro a causa dell’uso domestico o professionale del prodotto; Bayer replica che decenni di ricerche scientifiche ne dimostrano la sicurezza.


Parallelamente alla strategia giudiziaria, il gruppo ha introdotto una vasta strategia transattiva su più fronti. Bayer ha annunciato un piano complessivo da 10,5 miliardi di dollari per risolvere le cause attuali e future legate al cancro da Roundup. Di questi, 7,5 miliardi di dollari (poi definiti fino a un massimo di 7,25 miliardi nella comunicazione ufficiale) sono destinati a un accordo collettivo nazionale negli Stati Uniti, volto a coprire sia le cause già intentate sia le potenziali richieste che potrebbero emergere nei prossimi 20 anni. A ciò si aggiungono circa 3 miliardi di dollari per accordi separati relativi a cause esistenti.


Il nuovo accordo collettivo, presentato presso il Tribunale del Circuito della Città di St. Louis, Missouri, introduce un programma di gestione dei sinistri di lungo periodo, fino a 21 anni, con pagamenti annuali decrescenti e con tetto massimo. Rispetto a una proposta del 2020, limitata a quattro anni e basata su un panel scientifico per le controversie future, il nuovo schema prevede maggiore finanziamento e una gestione centralizzata da parte di un amministratore professionale dei sinistri. L’accordo copre i soggetti esposti a Roundup prima del 17 febbraio 2026 che abbiano già ricevuto una diagnosi di linfoma non-Hodgkin o la ricevano entro 16 anni dall’approvazione definitiva. Resta comunque soggetto all’approvazione del tribunale e i membri della classe potranno scegliere di non aderire.


L’amministratore delegato Bill Anderson ha sottolineato che l’accordo collettivo e il caso davanti alla Corte Suprema sono “indipendentemente necessari e reciprocamente rafforzativi”. Da un lato, la transazione offre un percorso per ridurre l’incertezza legale; dall’altro, una pronuncia favorevole della Corte Suprema potrebbe impedire in larga misura future richieste basate su presunte omissioni di avvertenze secondo il diritto statale.


Impatto finanziario, accantonamenti, debito e flussi di cassa


Dal punto di vista finanziario, l’impatto è significativo. Bayer ha già pagato circa 10 miliardi di dollari per chiudere gran parte delle cause fino al 2020, ma nuove azioni legali hanno continuato ad accumularsi. Con le ultime risoluzioni, gli accantonamenti e le passività complessive per il contenzioso saliranno da 7,8 miliardi di euro (di cui 6,5 miliardi legati al glifosato) a 11,8 miliardi di euro (9,6 miliardi relativi al glifosato). Per il 2026 è previsto un esborso complessivo per il contenzioso di circa 5 miliardi di euro, con conseguente flusso di cassa libero negativo. Il finanziamento immediato sarà coperto da una linea di credito bancaria da 8 miliardi di dollari, mentre il finanziamento definitivo avverrà tramite emissione di obbligazioni senior e strumenti ibridi riconosciuti come capitale dalle agenzie di rating, senza ricorrere a un aumento di capitale.


Gli analisti hanno accolto con favore gli sviluppi. Chris Counihan di Jefferies ha definito il deposito presso la Corte Suprema “un passo positivo in avanti” nella strategia in quattro pilastri di Bayer per risolvere i casi entro la fine del 2026. Richard Vosser di JPMorgan ha evidenziato che una riduzione di 5 miliardi di euro negli accantonamenti potrebbe tradursi in un potenziale rialzo del 15–20% per il titolo. L’eventualità di una decisione favorevole nel 2026 è quindi considerata un catalizzatore chiave.


Bayer ribadisce che gli accordi non comportano alcuna ammissione di responsabilità. Le principali autorità regolatorie mondiali, inclusa l’EPA statunitense e le autorità dell’Unione Europea, continuano a ritenere che gli erbicidi a base di glifosato possano essere utilizzati in sicurezza e non siano cancerogeni. L’azienda sottolinea inoltre che l’incertezza normativa potrebbe compromettere la disponibilità di innovazioni agricole essenziali per gli agricoltori e per il sistema alimentare.


Nel frattempo, l’interesse degli investitori resta elevato. Strumenti di analisi quantitativa come ProPicks AI includono Bayer tra le società monitorate attraverso oltre cento metriche finanziarie, valutando fondamentali, momentum e rapporto rischio-rendimento. Tuttavia, la vera variabile determinante per il titolo resta l’esito del confronto davanti alla Corte Suprema e l’effettiva approvazione e implementazione dell’accordo collettivo.


Oltre Roundup, stabilità finanziaria e missione industriale


Per un gruppo che nel 2024 ha registrato 46,6 miliardi di euro di fatturato, impiega circa 93.000 dipendenti e investe oltre 6 miliardi di euro l’anno in ricerca e sviluppo, la chiusura definitiva del capitolo Roundup rappresenta molto più di una questione legale: è una condizione essenziale per ristabilire stabilità finanziaria, recuperare pienamente la fiducia dei mercati e tornare a concentrarsi sulla propria missione dichiarata, “Salute per tutti, Fame per nessuno”.

 
 
 

Commenti


bottom of page