La riforma delle Mergers Rules europee e la nascita dei "Campioni Europei"
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Introduzione
Negli ultimi anni, il diritto europeo della concorrenza ha suscitato un vivace confronto politico ed economico riguardante la competitività globale delle aziende europee.
L’aumentata presenza di grandi gruppi americani e cinesi nei mercati mondiali ha spinto vari governi e attori economici a sostenere che l’attuale sistema europeo di controllo delle concentrazioni sia troppo rigido e possa limitare la competitività delle imprese europee a livello globale.
In questo contesto è nato il confronto sui cosiddetti campioni europei, ovvero grandi gruppi industriali europei in grado di ottenere dimensioni adeguate a competere nei settori strategici dell’economia globale.
La questione è divenuta fondamentale soprattutto dopo che la Commissione Europea ha bloccato nel 2019 la fusione tra Siemens AG e Alstom, un evento che ha riacceso il dibattito sul legame tra protezione della concorrenza e politica industriale europea.
La recente revisione delle linee guida sulle fusioni europee evidenzia come l’Unione Europea stia cercando di trovare un nuovo equilibrio tra due esigenze potenzialmente in conflitto: da un lato, la protezione della concorrenza e dei consumatori nel mercato interno, dall’altro, la necessità di potenziare la competitività globale delle aziende europee in un contesto economico sempre più segnato dalla competizione geopolitica e tecnologica.
Il sistema europeo di controllo delle concentrazioni
Il controllo delle concentrazioni rappresenta uno degli strumenti fondamentali con cui l'Unione Europea protegge la concorrenza nel mercato interno. Con il cosiddetto merger control, la Commissione Europea deve analizzare fusioni, acquisizioni e joint ventures tra aziende, accertando che queste operazioni non generino effetti anticoncorrenziali incompatibili con il regolare funzionamento del mercato europeo.
La normativa europea sulle concentrazioni è racchiusa principalmente nel Regolamento UE n. 139/2004 (Regolamento UE sulle fusioni), che conferisce alla Commissione europea l'autorità di valutare le operazioni con una "dimensione comunitaria", ovvero quelle che superano specifiche soglie di fatturato e sono quindi ritenute significative per il mercato europeo nel suo insieme.
Il sistema si basa sul concetto che certe concentrazioni, sebbene possano generare benefici economici e industriali, possano anche diminuire la pressione competitiva nei mercati coinvolti, con effetti sfavorevoli per consumatori e concorrenti.
Nell'analisi delle concentrazioni, la Commissione utilizza il test SIEC (Significant Impediment to Effective Competition), che è stato introdotto dal Regolamento del 2004. Secondo tale criterio, una concentrazione può essere proibita se limita in modo rilevante la concorrenza effettiva nel mercato interno o in una sua parte considerevole.
La valutazione della Commissione considera diversi fattori, come la quota di mercato delle aziende interessate, il grado di concentrazione del settore, le barriere all’ingresso per i nuovi entranti, il potere economico delle aziende e i potenziali impatti sui prezzi, sull’innovazione e sulla qualità dei servizi. Con questo sistema, l’Unione Europea intende prevenire la formazione o il rafforzamento di posizioni dominanti che possano danneggiare la concorrenza nel mercato europeo.
Tradizionalmente, la normativa antitrust europea ha seguito un metodo decisamente severo nel monitoraggio delle fusioni, dando priorità alla protezione della concorrenza e del mercato interno rispetto ad altre questioni di natura industriale o geopolitica. Il fine principale del sistema è infatti assicurare mercati aperti e competitivi, prevenendo concentrazioni che possano causare aumenti dei prezzi, diminuzione dell'innovazione, riduzione della qualità dei servizi o esclusione dei concorrenti dal mercato. In questa prospettiva, la politica della concorrenza in Europa è stata tradizionalmente vista come un mezzo per proteggere i consumatori e favorire l'integrazione del mercato interno europeo.
Il caso Siemens-Alstom e il dibattito sui "Campioni Europei"
Il dibattito riguardante la necessità di riformare il sistema europeo di controllo delle concentrazioni ha raggiunto il suo momento più significativo con il caso Siemens AG–Alstom. Nel 2017 le due aziende dichiararono un piano di fusione per formare uno dei principali gruppi ferroviari a livello globale, attivo nei settori dei treni ad alta velocità e dei sistemi di segnalamento ferroviario.
L'operazione aveva il sostegno politico principalmente di Francia e Germania, che vedevano come strategica per rafforzare la competitività industriale europea rispetto ai grandi gruppi non europei.
Nel febbraio 2019, la Commissione Europea decise di fermare la fusione, sostenendo che l’operazione avrebbe notevolmente diminuito la concorrenza nei mercati europei dei sistemi di segnalamento ferroviario e dei treni ad alta velocità. La Commissione ha affermato che la concentrazione avrebbe generato una posizione di predominanza in settori di grande importanza per le infrastrutture europee, con potenziali effetti sfavorevoli sui prezzi, sull’innovazione e sulle opzioni disponibili per gli operatori ferroviari europei. In aggiunta, le soluzioni presentate dalle aziende furono ritenute inadeguate a risolvere i problemi competitivi segnalati dalla Commissione.
La scelta scatenò vigorose reazioni politiche, in particolare da parte delle amministrazioni francese e tedesca, che rimproverarono le istituzioni europee di far valere normative antitrust non più idonee al nuovo scenario economico mondiale. In base a questa impostazione, la Commissione avrebbe assunto una visione troppo ristretta al mercato interno europeo, non tenendo sufficientemente conto della crescente concorrenza internazionale esercitata da grandi aziende estere, in particolare dal gigante ferroviario cinese CRRC Corporation.
Proprio a partire dal caso Siemens-Alstom si è rafforzato il concetto di European champions, espressione utilizzata per indicare grandi gruppi industriali europei capaci di raggiungere dimensioni sufficienti per competere con le principali imprese statunitensi e cinesi nei mercati globali. Secondo i sostenitori di questa impostazione, l’eccessiva rigidità delle merger rules europee rischierebbe di impedire alle imprese europee di raggiungere la scala necessaria per investire in innovazione, tecnologie avanzate e infrastrutture strategiche.
Al contrario, i critici di tale visione sostengono che un allentamento del controllo antitrust potrebbe compromettere la tutela della concorrenza nel mercato europeo, favorendo la creazione di oligopoli e riducendo i benefici per consumatori e imprese. Il caso Siemens-Alstom ha quindi evidenziato una tensione sempre più centrale nel diritto della concorrenza europeo: quella tra tutela del mercato interno e necessità di rafforzare la competitività geopolitica e industriale dell’Unione Europea.
La revisione delle Merger Guidelines del 2026
Le crescenti critiche al sistema europeo di controllo delle concentrazioni hanno spinto la Commissione Europea a iniziare nel 2026 una revisione delle linee guida sulle fusioni, la prima riforma organica del settore in oltre vent’anni. La decisione della Commissione esprime la consapevolezza che il panorama economico internazionale sia notevolmente mutato rispetto al periodo in cui furono create le direttive del 2004 e del 2008.
Attualmente i mercati si contraddistinguono per una forte digitalizzazione, un aumento dell'importanza delle tecnologie strategiche, la competizione geopolitica tra Stati Uniti, Cina ed Europa e una crescente enfasi sulla sicurezza economica, resilienza industriale e sostenibilità.
La revisione scaturisce pertanto dalla necessità di adeguare il diritto europeo della concorrenza a un contesto economico decisamente più dinamico e complicato. In particolare, diversi governi europei e importanti attori industriali hanno affermato che l’approccio tradizionale adottato dalla Commissione risulterebbe troppo incentrato sugli effetti immediati delle concentrazioni sul mercato interno, trascurando i vantaggi a lungo termine che alcune fusioni potrebbero generare in termini di innovazione, investimenti e competitività internazionale.
Le recenti linee guida suggerite dalla Commissione evidenziano un notevole cambiamento di visione. Pur continuando a focalizzarsi sulla protezione della concorrenza, la riforma presta maggiore attenzione agli effetti dinamici delle operazioni di concentrazione, riconoscendo che alcune fusioni potrebbero potenziare la capacità delle aziende europee di investire in ricerca, sviluppare tecnologie innovative e competere nei mercati internazionali. In questo ambito risultano fondamentali concetti quali scala, resilienza industriale, sicurezza delle supply chain e competitività strategica dell'Europa.
Uno degli elementi più innovativi della revisione concerne anche l’aumentata enfasi su innovazione e sostenibilità.
Le recenti indicazioni appaiono effettivamente consentire una valutazione favorevole di concentrazioni in grado di supportare la transizione energetica, velocizzare investimenti tecnologici o potenziare settori ritenuti cruciali per l’autonomia economica europea.
Contemporaneamente, la Commissione concentra più risorse sui mercati digitali e tecnologici, trattando questioni quali le killer acquisitions, gli ecosistemi digitali e la concorrenza dinamica, aspetti che il modello antitrust tradizionale faticava a gestire completamente.
Malgrado queste aperture, la Commissione ha comunque sottolineato che la riforma non implica un allontanamento dai principi essenziali del diritto della concorrenza europeo. La protezione dei consumatori e la salvaguardia di mercati competitivi rimangono pertanto gli scopi principali del controllo delle fusioni europeo. Proprio per questo, la revisione delle linee guida tenta di bilanciare due esigenze che possono essere in conflitto: da una parte prevenire concentrazioni nocive per la concorrenza, dall’altro permettere alle aziende europee di ottenere dimensioni idonee per competere in un’economia globale sempre più centralizzata e competitiva geopoliticamente.
Antitrust europeo e competitività globale: un nuovo equilibrio?
La revisione delle linee guida sulle fusioni europee evidenzia come il diritto della concorrenza nell’UE stia vivendo un periodo di significativa metamorfosi. Per lungo tempo il sistema antitrust europeo si è basato soprattutto sulla protezione della concorrenza nel mercato comune, ponendo particolare enfasi sulle ripercussioni delle fusioni sui prezzi, sulla qualità dei servizi e sul benessere dei consumatori. Attualmente, la crescente concorrenza geopolitica ed economica a livello globale appare indirizzare l’Unione Europea verso una visione più ampia del controllo delle fusioni.
La presenza di grandi conglomerati tecnologici e industriali statunitensi e cinesi ha infatti consolidato l'idea che la competitività europea non possa basarsi solo sulla salvaguardia della concorrenza interna. Nei settori chiave quali energia, difesa, semiconduttori, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale, la possibilità delle aziende europee di ottenere dimensioni adeguate è sempre più vista come un fattore fondamentale per assicurare l’autonomia strategica e la sicurezza economica dell’Unione Europea.
In questo contesto, l'aggiornamento delle merger guidelines del 2026 appare indicare un crescente avvicinamento tra normativa antitrust e strategia industriale. Il maggior focus su aspetti come innovazione, resilienza, investimenti e competitività globale evidenzia la determinazione della Commissione a modificare il controllo delle fusioni per un’economia con dinamiche decisamente più intricate rispetto al passato. Le concentrazioni non sono più viste solo come potenziali rischi per la concorrenza, ma anche come strumenti che potrebbero essere utili per potenziare la competitività dell’industria europea.
Tuttavia, questa stessa evoluzione pone rilevanti interrogativi giuridici e economici. Un’eccessiva disponibilità alla creazione di campioni europei potrebbe in effetti diminuire la pressione competitiva nel mercato europeo, agevolando la nascita di oligopoli o posizioni di forza che potrebbero nuocere a consumatori e aziende concorrenti. In aggiunta, l’inserimento di criteri connessi alla competitività geopolitica o alla politica industriale potrebbe esporre il diritto antitrust a maggiore influenza politica, alterandone progressivamente la funzione originaria.
La questione centrale diventa quindi comprendere fino a che punto il diritto della concorrenza possa trasformarsi in uno strumento di politica industriale senza compromettere i principi fondamentali del mercato interno europeo. La sfida per l’Unione Europea sarà quella di trovare un equilibrio tra tutela della concorrenza e competitività globale, evitando che la necessità di rafforzare l’industria europea finisca per indebolire proprio quei meccanismi concorrenziali che hanno storicamente costituito uno dei pilastri fondamentali del progetto economico europeo.
Conclusione
La modifica delle normative sulle fusioni europee costituisce uno dei mutamenti più rilevanti nel campo del diritto della concorrenza nell’Unione Europea degli ultimi anni. Il dibattito sul caso Siemens AG–Alstom ha messo in luce come l'attuale sistema antitrust si trovi al centro di una crescente tensione tra la protezione della concorrenza interna e la necessità di potenziare la competitività internazionale delle aziende europee.
La revisione delle merger guidelines del 2026 evidenzia la determinazione della Commissione Europea di aggiornare il merger control alle nuove dinamiche economiche e geopolitiche, ponendo maggiore enfasi su innovazione, investimenti, resilienza industriale e autonomia strategica europea. Tuttavia, il pericolo di danneggiare l'equilibrio competitivo del mercato interno continua a essere centrale nella discussione.
La futura sfida dell’Unione Europea sarà pertanto quella di creare un sistema di monitoraggio delle concentrazioni in grado di armonizzare la competitività globale e la protezione della concorrenza, impedendo che la politica industriale possa dominare del tutto sui principi fondamentali del diritto antitrust europeo.
Fonti
European Commission – Competition Policy
EU Merger Regulation (Reg. 139/2004)
European Commission decision on Siemens-Alstom merger
Financial Times – EU to relax merger rules in bid to create “European champions”
https://www.ft.com/content/75073836-d923-4b3f-a1ca-5ae83dcd705a
Reuters – EU to seek feedback to merger rules overhaul
Cleary Antitrust Watch – EC Announces Wide-Ranging Reform of Merger Guidelines
https://www.clearyantitrustwatch.com/2026/04/ec-announces-wide-ranging-reform-of-merger-guidelines/
Skadden – EC’s Draft Merger Guidelines Open New Arguments for Merger Parties
https://www.skadden.com/insights/publications/2026/05/ecs-draft-merger-guidelines
Debevoise & Plimpton – EU Publishes New Draft Merger Guidelines
CEPR – How to update the EU Merger Guidelines
https://cepr.org/voxeu/columns/how-update-eu-merger-guidelines

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