M&A in Corporate Law vs M&A in IB: perché la Corporate Law risulta una scelta più razionale nel settore M&A rispetto all’InvestmentBanking
- 23 apr
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Nelle grandi Business School per lo più orientate all’economia e alla finanza, l’investment banking si è progressivamente affermato non solo come una delle possibili traiettorie professionali, ma come un vero e proprio standard aspirazionale. La sua attrattività è evidente, la selettività molto elevata, le retribuzioni iniziali di gran lunga superiori a quelle che puoi trovare in qualsiasi altro settore della finanza e la forte riconoscibilità del brand che sicuramente emana un prestigio sociale notevole.
Tuttavia se si abbandona la dimensione narrativa e si analizza il fenomeno in termini strutturali, emerge come la presunta “superiorità” dell’investment banking rispetto ad altri percorsi sia (quantomeno) discutibile.
Sia chiaro, l’obiettivo di questa riflessione non è svalutare l’investment banking ma metterne in discussione il primato culturale e sociale non sempre giustificato.
La realtà delle fasi iniziali: prestigio formale e funzione sostanziale
Agli inizi della carriera in investment banking sono fortemente caratterizzate da una grande tensione tra il prestigio formale e il contenuto effettivo delle mansioni richieste. I profili junior; per la quale non si ha nulla da dire se non congratularsi per essere stati assunti vista l’enorme selettività tra i profili che si candidano per le posizioni all’interno di istituti di primo livello, ma che all’atto pratico svolgono funzioni altamente standardizzate: modellistica finanziaria, preparazione di pitch, supporto all’esecuzione. Si trattano di funzioni essenziali, ma prevalentemente operative, all’interno appunto di strutture fortemente gerarchiche che ritardano l’accesso a responsabilità decisionali e relazioni dirette con il cliente.
Nella Corporate Law, le fasi iniziali non sono meno impegnative né prive di componenti ripetitive. Tuttavia, esse si collocano all’interno di un percorso che fin da subito privilegia:
● La capacità interpretativa,
● La costruzione di architetture contrattuali,
● La comprensione e l’allocazione del rischio.
La differenza non è meramente quantitativa, ma qualitativa: nell’investment banking il giudizio professionale viene posticipato, mentre nella corporate law viene progressivamente costruito e spesso volentieri notato dalle figure superiori.
Standardizzazione e sostituibilità contro accumulazione di competenze.
Una delle principali fragilità strutturali dell’investment banking, se non la principale, risiede nella sua esposizione alla standardizzazione (soprattutto nelle fasi iniziali). Le competenze richieste (per quanto tecnicamente complesse) sono sempre più diffuse e replicabili su scala globale. Ne deriva una relativa fungibilità dei profili junior, che non riflette necessariamente il loro talento individuale, ma la natura stessa della funzione, sostituibile, specie visti i grandi progressi che l’AI compie, con l’obiettivo di sostituire i compiti più meccanici e favorire quelle qualità umane che ci contraddistinguono. Infatti la corporate law segue una logica opposta. Dopo una fase iniziale di apprendimento, sia di compiti tecnici che di doti umane, il professionista si muove rapidamente verso ambiti in cui:
● La redazione contrattuale è intrinsecamente non standardizzabile,
● La negoziazione dipende dal contesto specifico,
● Il rischio giuridico richiede valutazioni non meccaniche.
Nel tempo, ciò conduce a una forma di capitale umano cumulativo e idiosincratico, difficilmente sostituibile e strettamente legato all’esperienza concreta e alle relazioni sviluppate.
Il controllo effettivo dell’operazione: prezzo vs struttura
Nel dibattito corrente, si tende ad attribuire all’investimento banking il ruolo principale nella creazione di valore nelle operazioni di M&A. Tale visione è parziale. Il banker interviene sulla determinazione del prezzo e sulla struttura finanziaria dell'operazione. Il corporate lawyer invece definisce:
● L’allocazione del rischio,
● La struttura giuridica dell’accordo,
● I meccanismi che regolano le conseguenze post closing.
In altri termini, se l’IB incide sulla dimensione teorica del valore, la corporate law ne determina la tenuta effettiva nel tempo. Nelle operazioni complesse, le clausole contrattuali (rappresentazioni garanzie, indennizzi, condizioni sospensive) possono incidere in modo sostanziale sull’esito economico finale. In questo senso, la funzione legale non è accessoria, ma strutturale.
Orizzonte temporale e sostenibilità della carriera
L’investment banking è costruito su un modello ad alta intensità: orari prolungati, forte pressione competitiva, elevato turn-over. Il percorso è spesso front loaded: compensi elevati nelle fasi iniziali, seguiti da un tasso significativo di abbandono, spesso verso settori che permettono più libertà anche a fronte di un abbassamento della retribuzione oppure a parità di retribuzione se non maggiore, quei settori della finanza in cui vengono privilegiate le doti umane rispetto alle competenze tecniche(es. wealth management) in cui l’investment banking non ha meriti da un punto di vista diretto, ma li ha nel caso in cui il banker sia riuscito a “fuggire” dal suo ruolo formalmente esecutivo e abbia attraverso il network e i clienti che questo settore può darti, crearsi una via d’uscita dallo stesso.
La corporate law presenta anch’essa carichi di lavoro rilevanti, soprattutto negli studi di fascia alta. Tuttavia la sua struttura è meno estrattiva e più cumulativa:
● Le competenze si stratificano nel tempo,
● Le relazioni con i clienti si consolidano,
● L’autonomia professionale cresce con l’esperienza.
Ne risulta una traiettoria più sostenibile e coerente nel lungo periodo.
Relazione con il cliente e leva professionale
Un ulteriore elemento distintivo riguarda la natura della relazione con il cliente; Nel banking, tale relazione è spesso mediata e legata alla singola operazione. L’accesso diretto al cliente è limitato nelle fasi iniziali e si sviluppa solo a livelli senior. Nel legal, pur in presenza di gerarchie, il professionista entra progressivamente in un rapporto fiduciario più stabile, fondato sulla tutela degli interessi del cliente nel tempo. Questo genera una leva professionale più duratura, meno dipendente dalla singola transazione.
Ripensare il concetto di exit
Il banking viene spesso giustificato in termini di "opzionalità": la possibilità di exit verso private equity, hedge funds o ruoli corporate. Tale flessibilità è reale, ma in parte riflette anche un’elevata attrition strutturale. L’uscita non è sempre una scelta strategica, ma talvolta è una necessità. Il legal offre una forma diversa di opzionalità: meno immediata, ma più stabile. Le competenze acquisite consentono transizioni verso:
● Ruoli in house,
● Contesti internazionali tramite LLM e qualificazioni estere,
● Funzioni di governance e advisory.
Conclusione
Il predominio culturale dell’investment banking appare meno il risultato di una superiorità intrinseca e più l’effetto di dinamiche divisibilità, signaling e pressione sociale. Un’analisi strutturale suggerisce che la corporate Law, in particolare nel contesto M&A, offra:
● Una minore sostituibilità nel medio lungo periodo,
● Una maggiore profondità nella relazione con il cliente,
● Un accumulo progressivo di capitale professionale,
● Una traiettoria di carriera più sostenibile
Per gli studenti realmente interessati al mondo delle operazioni straordinarie, la scelta non dovrebbe essere guidata da narrative dominanti, ma da una valutazione razionale delle caratteristiche dei diversi percorsi. Sotto questo profilo, la corporate law emerge e non come alternativa residuale, ma come una scelta strategicamente più solida.

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