Orbite legali
- 12 mar
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In data 23 febbraio 2026 si è tenuta presso l’Università Bocconi la conferenza incentrata sulla
regolamentazione dello spazio e le sue implicazioni sul piano del diritto pubblico e privato.
L’obiettivo dell’incontro era quello di affrontare l’evoluzione della space law, considerando la
crescente commercializzazione del settore e le nuove tensioni geopolitiche. L’evento è stato
moderato dalla Prof.ssa Arianna Vedaschi e ha visto la partecipazione degli Avv.ti Omarchi
(Pedersoli Gattai), Curatola (Clifford Chance) e Penco Salvi (Clifford Chance). Durante l’incontro i relatori hanno sottolineato che lo spazio, originariamente considerato come un campo scientifico di esplorazione, è diventato uno spazio che funge da infrastruttura per le telecomunicazioni globali strategiche, la difesa, la finanza e l’economia, rendendo così necessaria una revisione dei concetti e delle categorie giuridiche tradizionali.
Innanzitutto è stato ricordato il corpus iuris spatialis, fondato sull’Outer Space Treaty del 1967,
considerato la “costituzione” del diritto dello spazio. Il trattato prevede il principio di non
appropriazione dei corpi celesti, l’uso pacifico dello spazio, la qualificazione dello spazio come patrimonio dell’umanità, e la responsabilità degli Stati membri delle Nazioni Unite per le attività spaziali condotte sotto la loro giurisdizione, anche da parte di soggetti privati. Lo spazio non è quindi terra di nessuno, ma spazio governato dal diritto internazionale, inclusa la Carta delle Nazioni Unite, con applicazione anche del diritto consuetudinario e al diritto internazionale umanitario.
È stato inoltre evidenziato come la crescente presenza di operatori privati nello spazio, come per i casi di SpaceX o dei satelliti in ambito bellico, abbia rivelato nuove questioni di diritto in termini di responsabilità. Giuridicamente un satellite può diventare un bersaglio legittimo se partecipa ad un’azione bellica in modo diretto e concreto, e i principi del diritto internazionale umanitario, tra cui necessità, umanità e proporzionalità, si applicano anche allo spazio. Importante diventa il fatto che lo Stato, che dà autorizzazione all’operatore, rimane giuridicamente responsabile.
Oltre all’aspetto pubblico, l’incontro ha trattato il tema della regolamentazione interna ed europea.
L’italia nel 2025 ha adottato una legge quadro sullo spazio che introduce processi di autorizzazione preventiva, obblighi di registrazione nazionale, responsabilità dirette degli operatori per danni e obblighi assicurativi con massimali elevati. Centrale diventa quindi anche la sostenibilità dell’orbita e la gestione dei detriti spaziali.
A livello europeo, la proposta di Space Act si basa sull’art. 114 TFUE e si impegna a consolidare il mercato interno, attraverso la sicurezza, la resilienza e la sostenibilità, standard comuni, pur sempre rispettando la competenza concorrente in materia spaziale (art. 189 TFUE). Il rischio evidenziato è doppio: una regolamentazione eccessivamente tecnica potrebbe diventare rapidamente obsoleta, considerando che il settore è caratterizzato da una forte accelerazione tencologica, e una regolamentazione eccessivamente generale, rischierebbe di essere inefficace.
Infine, è stata affrontata la dimensione industriale e societaria delle operazioni nello spazio.
L’accordo di Airbus, Leonardo e Thales per la nascita di una joint-venture spaziale europea è,
infatti, un caso emblematico di integrazione industriale, formata con l’obiettivo di concorrere con operatori non europei. Un’operazione, però, non semplice, in controllo congiunto e con regole di governance molto articolate per evitare stalli decisionali, che devono saper garantire la tutela dei rispettivi interessi e, allo stesso tempo, la necessaria rapidità operativa. Dunque diventa fondamentale per l’avvocato d’affari conoscere non soltanto il diritto societario ma anche le specificità regolatorie e tecnologiche del settore.

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